10/09/22
05/02/18
Cercando la pace nel caos.
Farmaci, botulino iniettato nei muscoli, mesi segregato in casa, lacrime, rabbia, psicoanalisi, esercizi estanenuanti hanno segnato il mio passaggio dai 30 ai 40 anni e non è finita e forse non finirà qui. Nel delirio ingovernabile della capitale thailandese. Una delle megalopoli più infernali che mi sia capitato di visitare.
E' un'assurda serie di coincidenze ad avermi portato qui e prenderne nota, fissare questi momenti, le tappe di questo folle percorso è divenuta un'esigenza inevitabile. Per fare ordine. Per trovarne il senso.
28/06/11
A man/ A song : I.
I've seen that face before - Grace Jones
Riaprendo questo blog, cerco di capire come questa nuova fase abbia avuto inizio. Leggendo le date dei post capisco che qualcosa si è fermato, forse si è rimesso in movimento, comunque è cambiato quando nella mia vita è entrato, ri-entrato qualcuno. Meno di due anni insieme per ritrovarmi di nuovo solo, sempre più forte, sempre più segnato e, spero, consapevole. Magliette e calzini non miei raccolgono polvere nel mio armadio come un monito, un promemoria doloroso di un'intimità perduta. Nessun rimorso solo l'atavico dubbio di non aver saputo vedere e nell'ipotesi peggiore, di non aver fatto tesoro di nulla e di essersi lasciati vivere e scivolare addosso l'ennesimo corpo e le troppe parole. Voglio usare questo quadernino online per fermare almeno il "suono", degli incontri che ho cercato, su cui sono inciampato per una notte, per un 'ora, o anche solo il tempo di un orgasmo anche se solo per illudermi che di inutile in questa altalena non c'è davvero nulla.
31/05/09
La sindrome Will & Grace

Questa relazione si nutre chiaramente dell'implicita consapevolezza che il sesso non sarà mai un problema, che l'attrazione (se c'è) resta ben confinata nei limiti di una reciproca ammirazione verbale che può al limite sfociare in qualche carezza o bacino adolescenzial/platonico. Nessun imbarazzo, nessuna minaccia, nessun pericolo. A volte lei si rende conto di essere innamorata e allora l'equilibrio si rompe ma questa è un'altra storia.
Anche gli oggetti delle rispettive mire non saranno mai un problema: lui cerca maschi gay, lei etero. Nessuna competizione: un connubio perfetto. Il terreno di gioco è distante ma restano le dinamiche simili sulle quali confrontarsi (che divertimento!)
Eccoli (ci) quindi tutti contenti mano nella mano a raccontarsi particolari piccanti, trombate, delusioni, depressioni, insoddisfazioni con i rispettivi partner felici di aver trovato questa anima gemella, resa monca solo dall'insignificante dettaglio che il nostro orientamento sessuale guarda l'altra metà del cielo: E vabbè pazienza. "Se solo fossi un uomo.." Se solo fossi etero!" Un bel sospiro e il gioco continua.
Ecco, io, oggi, alla veneranda età di 34 anni sono giunto all'amara conclusione che questa dinamica, questa sindrome non mi fa bene. Riflettendo, mi sono reso conto di quanto ho privato in termini di condivisione, complicità e intimità il rapporto col mio compagno spostandolo in quello con la mia cara amica.
Personalmente dopo 7 anni di storia ero arrivato al punto di condividere, cercare e confrontarmi molto più con la mia amica che con il mio compagno e questo alla lunga ha avuto il duplice effetto di allontanarmi dal mio ex ("tanto non mi capisce come lei") e solo di rimandare l'inevitabile rottura con lui compiacendomi in fondo di ritrovare nella mia amica quel pezzo ormai mancante nel mio rapporto.
Da single questo rapporto "quasi di coppia" diventa indispensabile col rischio di rendere sempre più complesso aprirsi a un'altra persona. "Chi può competere con la nostra complicità?" Senza considerare l'inevitabile quanto odioso vaglio dell'amica del cuore (ma vale per entrambi).
Secondo me oltrepassato un certo livello (impossibile da definire) di intimità e complicità, un'amicizia dove il sesso non è possibile rischia di diventare una sublimazione di un rapporto di coppia senza il bello e il brutto dello stare insieme. Malsano. Che dire di tutte quelle donne (le ben note fag hag - streghe dei froci) che si circondano di omosessuali e sono perennemente single?
Insomma per me la stagione di "Una donna per amico" finisce qui.
P.S. In fondo anche Will&Grace dopo 7 stagioni sono arrivati alla stessa conclusione.
10/04/09
Luca

.. così un giorno in sauna conosco lui. Prima è solo un bacio che diventa un po' di sesso, che diventa un buon sapore. Poi quel corpo diventa un volto, quel volto una sensazione, quasi una certezza che quel tipo ed io abbiamo qualcosa da dirci. Ma lì tra gli armadietti e l'imbarazzo non riesco ad aprire bocca, non riesco a spingermi oltre. E' lui che mi bacia e se ne va e io resto lì con un invito a cena in gola e la richiesta di un numero o almeno di un nome tra i denti. Inetto.
30/03/09
Valigie

Non sapevo nulla di Budapest e anche se ora so come si dice "grazie" in ungherese, non posso davvero dire di saperne molto di più di 7 giorni fa (vedi post precedente). Eppure sento di aver preso/appreso tanto da questo piccolo viaggio. E' banale ma le persone che incontriamo, i luoghi che visitiamo, le assurdità che ci accadono hanno in comune spesso solo una cosa: noi stessi. E siamo sicuramente noi a metterci nella condizione di assorbire, accogliere o al contrario di chiudere, lasciar fuori, non voler vedere.
24/03/09
La regina del Danubio
Tra 7 ore parto per Budapest.
Ecstasy for me
Questa canzone per me è gioia e dolore. Ogni volta che l'ascolto
Zittite last.fm la sotto e ascoltatela
The Magnetic Field - "Take ecstasy with me"
20/03/09
Du conti

Oggi ho speso:
45,94 €
da Naturasì (prodotti bio, senza glutine, senza latte, senza qualcosa, senza.)
37,00 €
di fumetti (Sandman, X-Men e la nuova, inutile quindi imperdibile saga Secret Invasion)
300 €
in fisioterapia posturale (5 sedute)
490,00 €
di psicanalisi (1 mese)
9,60 €
in due pacchetti di sigarette
28,00 €
in 10 nighiri di Sushi (ottimi devo dire)
285,00 €
in tre paia di scarpe Kickers (invernali) praticamente identiche agognate da tempo
Totale 1195,94 €
solo per esistere, per essere, per sopravvivere.
Ma allora vivere quanto mi costerebbe?
09/03/09
Fatti mandare dalla mamma...
Stasera mio fratello mi ha chiesto di andare a comprare un litro di latte per suo figlio, il mio spettacolare nipotino. Sua moglie sull'uscio mi ferma e si raccomanda "Quello ad ALTA QUALITA'!! E' importante". ma se le altre confezioni riportassero fedelmente la dicitura "MEDIA, BASSA O ACCETTABILE QUALITA'" in quanti lo comprerebbero?
07/03/09
Father and Son

Le fidanzate? Tutte quelle ragazze che chiamavano, che mi ronzavano intorno? Amiche per lo più e sì in effetti qualche fidanzata c'è stata ma saranno ormai 10 anni che una donna proprio non riesco a vederla con quegli occhi che poi erano i tuoi, non i miei.. il mio - MIO - campo visivo oggi, come allora in fondo, tende a escluderle come oggetti sessuali.
Che schifo, dici? Beh a me ha sempre fatto un po' schifo il tuo comportamento in molte situazioni ma ero piccolo sai. Allora era solo un disagio, oggi lo so anche dire. Odiavo com'eri con Mamma, odiavo com eri con mio fratello più grande che, diciamocelo, ai miei occhi di bambino è sempre sembrato molto più intelligente e interessante di te. Odiavo soprattutto il fatto che tu proprio non vedessi mai, nonostante tutto, nonostante TE, l'incredibile splendore che eri riuscito a mettere al mondo. Tre figli. Tre ragazzi tanto meravigliosi quanto diversi tra loro e da te. Non ce la potevi proprio fa' eh Papà? Noi esistevamo solo quando eravamo una tua estensione o qualocosa da reprimere.
Tutti promossi con un pallone tra i piedi, in una piscina o in un campo da tennis.. incomprensibili alieni con uno strumento in mano, un libro sotto gli occhi o un disco nelle orecchie. Non era il tuo terreno. O meglio poteva diventarlo se poi riuscivi a vantartene con qualche amico al bar... come un successo tuo, svilito in un aneddoto rubbacchiato per strappare un po' d'ammirazione tra 4 decerebrati.
Che importa se tua moglie non fa altro che ripetere di non diventare come te? Che importa se in fondo quei ragazzi con i tuoi stessi occhi e il tuo sorriso non sai nemmeno chi sono e sfuggono sempre il tuo sguardo e le tue domande che mai cercavano davvero una risposta?
E al bar papà desterà pure ammirazione la lingua straniera in bocca, il rigore azzeccato, il trofeo sulla mensola e la laurea nella cornice ma che mi dici dell'uomo nel letto? Come avresti fatto papà? Che ti saresti inventato col figlio frocio?
Mi avresti messo le mani addosso Papà? Davvero? E poi? Buttato fuori di casa? Diseredato? Avresti usato quella paura che ancora mi fai? E per quanto e poi come? Avresti smesso di parlarmi? Non sarei più stato tuo figlio? Lo sono mai davvero stato?
Saresti stato capace di abbracciarmi?
L'Alzheimer ti ha portato via Papà.
Di quell'uomo spaventoso restano solo i lineamenti sfocati. Le parole dure che sapevano sempre ferire hanno lasciato spazio a un bofonchiare senza il minimo senso. Il mio più acerrimo nemico si è trasformato in un bimbo terrorizzato da prendere per mano. Mi hai fregato papà , mi hai lasciato come un coglione su un campo da battaglia deserto. E ora come allora da me avrai solo amore, affetto e protezione. Nonostante tutto, nonostante te.
26/02/09
2 Late
Certe notti vado a dormire e la voglia di vivere non è sotto le coperte con me. Ultimanente è sempre tardi, troppo tardi. Vedo la luce insinuarsi dalle tapparelle ermeticamente chiuse e capisco che è mostruosamente tardi quando sento che il motore della caldaia centralizzata entra in azione e che quindi il mio "tardi" è diventato "presto" per quasi tutti gli altri.Quando si chiude la lotta con i movimenti inovolontari del mio collo e un crampo fa scivolare il libro dalla mia mano congelata (facendomi perdere per l'ennesima volta il segno) decido che è ora di affrontare il buio.
Ma il buio non è nero come la fine di un film, è invece l'inzio di un mediometraggio dai colori cupi. Una spaventosa carrellata di immagini nella testa mi urla che è tardi.
Il sole è ormai alto e devo assolutamente dare le spalle alla finestra per non subirlo.
E' tardi per diventare una persona tanto diversa da quella che sono. E' troppo tardi perché ormai ho sofferto quando davvero non ne valeva la pena. E' tardi per aver affogato me stesso in un bicchiere di aspettative altrui. E' tardi per guarire dalle ferite che mi sono autoinflitto e che gli altri più o meno inconsapevolemnte mi hanno procurato. E' tardi anche per fare il ballerino, o diventare interprete. Cazzo quant'è tardi.
Sento i bambini entrare nella scuola dall'altra parte della strada ma a casa mia è sempre notte.
Trentaquattro anni: "Sei un ragazzino" "Non sei mica un ragazzino" "Responsabilità" "Tu puoi fare quello che vuoi" "Mica vorrai mollare un contratto a tempo indeterminato?" "Al tuo posto lascerei il lavoro" "Il tuo lavoro è invidiabile" "Riusciresti in qualunque campo" "Ma mo' che ti metti a fare?" "Si lavora per vivere, non il contrario" "Che fai se non lavori?" "Puoi permettertelo" "Non puoi peremettertelo" "Io amo quello che faccio" "Io ne ho bisogno" "Se rinascessi rifarei tutto uguale" "Che vorresti fare?"
Cazzo la radiosveglia! Ma perché mi ostino a metterla alle 09:30?
Come si fermano i pensieri? Come si porta la mente dove vuoi? Io non ci riesco mai. Mi vengono in mente quegli attori che nei film dicono sempre che per resistere ad avances indesiderate o a erezioni imbarazzanti pensano a immagini apocalittiche, carestie o genocidi per uccidere l'eccitazione. Mica funziona. E il contrario funziona ancora meno. E poi a che dovrei pensare per stare meglio? A quando ero più felice? Beh mi fa stare anche peggio.
Finalmente il corpo ha la meglio sulla mente e il buio diventa davvero buio.
Mi sveglio. Saranno le due di pomeriggio o ancora no? E' ancora legale fare colazione? Nel mio regno sì. Mentre spremo un arancio saluto con un sorriso una vecchia amica: è lei, la voglia di vivere è passata a trovarmi di nuovo. Speriamo si fermi a lungo.
23/02/09
A un'altra velocità

Non ho in mente un'apologia della vita nei piccoli centri. Sono perfettamente consapevole che la stessa solitudine, gli stessi orrori casalinghi, la stessa malinconia si nasconde tra i viottoli di un paesino come in una tangenziale di una metropoli.
Le terme in effetti valevano la pena (croma e aroma terapia, vasche idromassaggio all'aperto, melmarium ecc.) anche se forse non parlavano col luogo, con la Toscana .. un posto del genere poteva trovarsi a Palermo come a Tokyo. In effetti poi Chianciano Terme non è che avesse molto da raccontare. Credo sia nata intorno alle terme negli anni '70 - a giudicare dagli edifici - poco distante dalla vera Chianciano. In due aggettivi: anonima e senz'anima.
Dopo 6 ore di terme decido comunque di passare la notte. Il giorno dopo voglio regalarmi una vista davvero toscana e a naso mi dirigo verso Montepulciano. Non è possibile salire sul paese arroccato e circondato da mura fortificate in auto, quindi si parcheggia e si sale. Anche solo questo gesto l'ho vissuto come uno spogliarsi della modernità per intraprendere un mini viaggio nel tempo.

15/02/09
Mi farà male?
Sto seguendo comtemporaneamente le trame di:Brothers & Sisters
Desperate Housewives
Dexter
Grey's Anatomy
Heroes
House
Prison Break
The Prisoner
Ugly Betty
Ho in standby ma tra breve recupero e parto e con:
24
4400
Battlestar Galactica
Lost
West Wing
The Sopranos
30 Rock
Leggo costantamente il travagliato universo de:
Gli Incredibili X-Men
The Sandman
Y: L'ultimo uomo
quando si decideranno a ripubblicarlo
e soffro leggendo al momento l'amaro ritatto familiare de:
"Le Correzioni" di Johnathan Franzen
D'accordo non c'ho un cazzo da fa ma messi così in fila.. fanno un po' paura.
Davvero mi chiedo: tutte queste storie, tutti questi mondi, tutte queste fantasie
non uccideranno la mia?
12/02/09
Coffee and cigarettes

Questo sono io. Solo un mucchio di cenere che copre una montagna di buoni propositi? Forse ma non solo. So cosa non sono e stasera so che non sono un vigliacco. Perché io col mio dolore ci ho sempre fatto i conti e provo pena.
Provo pena per quei vigliacchi che per non affrontare il dolore scelgono di soffrire un po' ogni giorno, smettendo di cercare quello che potrebbe farli stare meglio, optando per un'apparentemente innocua mediocrità. Mediocrità nei sentimenti, nelle emozioni, nello stare al mondo.
E' un non essere, un non esserci dove alla fine ci si perde e che finisce per ferire mortalmente chi li ama, chi ha bisogno di loro, chi li vorrebbe felici o quanto meno alla ricerca della felicità. Se si è figli, amici o amanti di un vigliacco si soffre per loro, a causa loro e con loro. E la cosa peggiore è che il vigliacco si fa scudo dei propri affetti imputando loro per la propria immobilità. "Per proteggerli" direbbe mentre inconsciamente protegge solo se stesso.
Ci vogliono due palle così per affrontare il dolore, per ammettere di stare male, per andare avanti, per scegliere di non restare, per confrontarsi con se stessi e gli altri e capire che fermo non puoi rimanere.
08/02/09
Unison
Se volete ascoltarla stoppate la mia radiolina più in basso a destra
Amo molto questo pezzo di Björk. Nell'incomprensibile testo io ci ho letto un dolcissimo arrendersi all'amore, al compromesso. Solo uscendo da se stessi e abbandonandosi alle regole del "giardiniere" prescelto che pota, forma, ordina, i due alberi possono finalmente germogliare...all'unisono.
Unison
One hand allows the other
So much and me
Born stubborn me
Will always be
Before you count
One two three
I will have grown my own private branch
Of this tree
You gardener
You discipliner
Domestically
I can obey all of your rules
And still be, be
I never thought I would compromise
I never thought I would compromise
I never thought I would compromise
Let's unite tonight
We shouldn't fight
Embrace you tight
Let's unite tonight
I thrive best hermit style
With a beard and a pipe
And a parrot on each side
But now I can't do this without you
I never thought I would compromise
I never thought I would compromise
I never thought I would compromise
Let's unite tonight
We shouldn't fight
Embrace you tight
Let's unite tonight
One hand allows the other
So much and me
Let's unite tonight
We shouldn't fight
Embrace you tight
Let's unite tonight
Let's unite tonight
We shouldn't fight
Embrace you tight
Let's
Ooohhhh ooohh
Unison
Unison
Unison
30/01/09
Ciao Ste'
Quando arrivano notizie come questa senti l'impulso di fare o dire qualcosa di eclatante, di forte, di rispondere con un gesto che possa eguagliare o cercare di esprimere l'intensità e la violenza di una tragedia come questa. E invece è silenzio. La morte arriva in silenzio. In silenzio si muore a 40 anni strappati via da un tumore al colon scoperto per caso. Si muore anche se non si è mai persa la speranza, l'ottimismo di farcela. Non è giusto e non è giusto il silenzio. Per la prima volta colgo il senso di quelle sceneggiate che in Sicilia e al Sud in genere vanno avanti per ore alla morte di una persona cara. Quel pianto straziante, al punto di sembrare forzato, cerca solo di dare voce all'inspiegabile, al mistero di una fine che spesso arriva troppo presto. Il pianto è l'unica risposta possibile e più è forte, più forse mette a tacere quel fiume di domande destinate a non avere risposta che in questi momenti ci affollano la mente.
Stefano era il compagno di un mio caro amico e io non ero tra i suoi migliori amici. Di amici veri, cari ne aveva alcuni, pochi, giusti. Di quelli che si muovevano a casa sua come fosse anche loro. Io non ero lì a piangerlo quando ha chiuso gli occhi ma Stefano mi piaceva. Stefano era una persona che mi piaceva molto. Sono certo che anche io gli piacevo, me lo ha dimostrato quando ha potuto e quando ha capito che avevo bisogno di sentirmelo dire.
Stefano era indipendente, bello, bassino ma con un fisico da fare invidia a molti ventenni, un ottimo cuoco, un ragazzo capace di organizzare una cena perfetta per 20 persone in 2 ore, un salutista, un trascinatore, un casalingo perfetto e affatto disperato. Era fiero della sua bellissima casa e delle sue cose, fiero di essersele sudate tutte facendo avanti e indietro dai migliaia di aeroporti sparsi per il globo nella sua divisa da steward, fiero della sua padronanza delle lingue e di poter dire di aver visto mezzo pianeta. Amava il sesso, i bei ragazzi, raccontare le sue avventure, mostrarti e farti assaggiare i suoi piatti, cucire e tappezzare divani, chattare per rimorchiare e giocare e, nonostante una vita passata a farlo, adorava viaggiare.
Sicuramente Stefano era anche altre tante cose che io non sapevo ma ricordo una volta che venne da me a fare il sushi perché me lo aveva promesso. In mezza mattinata mise in piedi un set di rolls e nighiri degni di Hamasei. Lui era così. Dopo aver volato magari per scali lunghissimi era capace di ospitare una cena per 12 persone di 4 portate e con tanto di tavola imbandita, perché se c'era un'altra cosa che amava molto era circondarsi di gente, di amici. Io lo prendevo in giro per questo: "Vecchia Matrona, basta co ste cene da vecchi" lo sfottevo. "Maleducato, non ti invito più" mi rispondeva. Era il nostro piccolo rituale.
Ma in questo ultimo anno e mezzo Stefano ci ha mostrato molto altro. Non voglio scrivere che è stato forte e coraggioso perché quando si sta male è difficile dare il giusto peso a queste due qualità e io lo so bene. Come se poi avere paura quando si rischia la vita fosse una debolezza alla quale non cedere.
No, non è la forza che mi ha colpito di lui ma la fiducia incrollabile. Stefano non ha mai smesso di avere fiducia, di avere speranza, di credere che le terapie alle quali lo hanno sottoposto fossero quelle giuste. Era più che speranza era convinzione inossidabile. "Ne uscirò, lo so" parole talmente ferme da far crollare il minimo dubbio sulla riuscita. Stefano sapeva che col primo intervento gli avevano salvato la vita e questa certezza mista a gratitudine lo aveva definitivamente convinto che la via da seguire era quella maestra: la chemio, la radio. Era un pragmatico e uno scettico. Non voleva sentir nemmeno parlare di medicina alternativa, di metodo di Bella, di guaritori. Non esistevano alternative alla sua scelta.
Io gli sono stato vicino solo all'inizio di questo inferno. Il mio era appena cominciato e ci siamo fatti forza a vicenda. Più spesso lui a me. Poi la mia malattia si è fatta più faticosa da gestire e ho allontanato tutti, anche lui. Ma Stefano è stato il primo e forse l'unico tra i miei amici a capire le ragioni profonde di questa mia esigenza e le rispettava. "Devi pensare a te stesso, gestisci la tua malattia come ritieni più giusto" mi disse l'ultima volta al telefono. Gli sarò sempre grato per questo.
Da allora solo qualche notizia riportata da amici comuni: "Stefano sta meglio", "Stefano sta di nuovo male" "Stefano sta molto male, è tornato in ospedale" "Stefano sta un po' meglio, ora è a casa". La verità è che dopo il clamore di una diagnosi quando un male dura mesi, anni gli altri si abituano alla tua condizione e la normalizzano anche se non ci sono miglioramenti. E' troppo faticoso pensare che un amico, un fratello, chiunque stia lottando ogni cazzo di giorno con un mostro imbattibile e allora il tempo guarisce anche se non lo fa.. E' capitato a me e intorno a me.
Ho pensato sempre a Stefano in questi mesi e una parte di me si era voluta convincere che stesse meglio e che davvero, come lui stesso ripeteva, sarebbe andato tutto bene. Era solo questione di tempo. Invece si perde, non si guarisce e si muore giovani. Meglio metterlo in conto. Al funerale Alberto mi ha raccontato del dolore anestetizzato dalla morfina degli ultimi giorni e questo mi ha fatto male. Tutti meritano di andarsene sereni. Spero non abbia sentito niente davvero.
Odio il fatto che quel cazzo di prete abbia ricordato tra i tuoi cari, i tuoi genitori, i fratelli, i cugini E NON Massimiliano, il tuo compagno , la persona che ha condiviso tutto con te in questi ultimi anni e che ti ha accompagnato con affetto e dedizione fino alla fine. C'era da aspettarselo in una Chiesa ma non potevamo farla passare e dopo la funzione abbiamo messo alle strette il sacerdote che si è sentito una merda.
Ma In Chiesa c'erano centinaia di persone e ho visto tante lacrime. Ed è bello sapere che se pure non si mettono al mondo sedici figli e non si fa parte di una "famiglia legittima" si è circondati d'amore lo stesso.
24/01/09
Sleep
Se lo perdo è impossibile risalire.
Se salgo vorrei non scendere più.
A volte mi fermo in una stazione a metà strada e non so più dove andare.
